Un campionato di Formula 1 solo per donne. Genialità o idiozia? L’opinione di Giovanna Amati, ultima pilota donna in F1

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Bernie Ecclestone, 85 anni a ottobre

“Donna al volante, pericolo costante”, recita un vecchio adagio. Un detto che presto potrebbe essere riletto in “donna al volante, business eccitante”. Un campionato di Formula 1 solo femminile. È questa l’idea di Bernie Ecclestone, discusso padre-padrone del circus da oltre 30 anni. Classe 1930, il magnate inglese è abituato a far parlare di sé per idee originali, bizzarrie e stravaganze.

Un uomo certamente attento al pianeta femminile, sotto tutte le sfaccettature. Due divorzi alle spalle e la terza moglie sposata un paio d’anni fa: Fabiana Flosi, modella brasiliana conosciuta durante il gran premio del Brasile del 2009. Un matrimonio a 82 anni, quando era già bisnonno, con una ragazza di 46 anni più giovane. Una differenza che si attenua molto, guardando alla vitalità del vulcanico Bernie. [Read more…]

Calcio, il ritorno di Antonio Conte allo Juventus Stadium

Antonio Conte, per la prima volta allo Juventus Stadium dopo l'addio alla Juve

Antonio Conte, per la prima volta allo Juventus Stadium dopo l’addio alla Juve

Tornare a casa. Come il figliol prodigo. Eppure sentirsi sopportato. Se non peggio. Strano destino quello di Antonio Conte, ct della Nazionale, che stasera torna per la prima volta allo Juventus Stadium, l’arena dei suoi trionfi in bianconero. Tre anni di scudetti vinti in carrozza, tre stagioni da uomo solo al comando, fino all’inatteso addio, a luglio dello scorso anno, a preparazione appena iniziata. Il contrasto con la società per divergenze sul mercato. La voglia di provare una nuova esperienza. La pazza idea di risanare una nazionale a pezzi dopo il mondiale brasiliano. Del resto, con la Juve ci era riuscito, ricostruendo dalle ceneri su fondamenta in cui nessuno credeva più. Un po’ come quello stadio, lo Juventus Stadium, nato laddove c’era il Delle Alpi. La felicità al posto della tristezza. Gli scudetti sul campo che fanno dimenticare quelli persi in tribunale. [Read more…]

Moto Gp Qatar, il trionfo di Valentino Rossi

La gioia di Valentino Rossi al termine della gara

La gioia di Valentino Rossi al termine della gara

“Rossi c’è”. Lo grida per tre volte Guido Meda, all’esordio al microfono di Sky Sport. Sì, Valentino Rossi c’è ancora. Ancora lì, sul gradino più alto del podio del moto Gp. E dal Qatar fa partire il nuovo assalto al titolo. Vittoria numero 109 in carriera, nove mondiali vinti, 36 anni e la stessa fame del 1996, quando a Brno, in Repubblica Ceca, vinceva la sua prima gara.

Quel giorno, Andrea Dovizioso e Andrea Iannone avevano rispettivamente 10 e 7 anni. Ieri, in sella alla Ducati, lo hanno inseguito invano sulla pista di Losail. Si sono dovuti accontentare della seconda e terza piazza, completando un podio tricolore che mancava dal settembre 2006. A Motegi, in Giappone, Valentino dovette inchinarsi alla Ducati di Loris Capirossi. Alle loro spalle, Marco Melandri su Honda. [Read more…]

Calcio italiano: in che stadio siamo?

Schermata 2015-03-12 alle 12.50.46Vecchi, svuotati e ci hanno già fatto perdere un Europeo. No, non parliamo dei calciatori azzurri ma degli stadi della nostra serie A. Hanno un’età media di 64 anni, incassano cinque volte di meno rispetto alla Premier League, e un terzo rispetto a Liga e Bundesliga. E ogni domenica restano vuoti per metà.

Ma cosa stanno facendo le società per uscire dallo stallo? Poco, ve lo diciamo subito. Tanti progetti, poca concretezza. I soldi sono quelli che sono e un investimento del genere deve essere forzatamente sostenuto da molte mani. Certo, l’esempio dello Juventus Stadium fa gola a tutti ma il rischio di fare il passo più lungo della gamba frena spesso gli entusiasmi iniziali.

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La favola del Concarneau e del bomber clandestino

Lo stadio Guy Piriou di Concarneau, teatro della sfida fra la squadra locale e il Guingamp

Lo stadio Guy Piriou di Concarneau, teatro della sfida fra la squadra locale e il Guingamp

Cenerentola che va a ballare. David contro Golia. Lo sport si nutre, Lotito lo voglia o meno, di piccole realtà che sfidano le grandi potenze. Il calcio, soprattutto, è la cornice perfetta di storie di riscatto. Personali e collettive. Le coppe nazionali sono frequentemente il teatro di favole sportive. Squadre dilettantistiche che scalano il tabellone fino a confrontarsi contro compagini titolate, professionali e professionistiche. Ma per 90 minuti, manovali del pallone e stelle strapagate condividono lo stesso palcoscenico e inseguono il medesimo obiettivo. E spesso l’ostinata determinazione della manovalanza calcistica sovverte i valori tecnici.

La Coppa di Francia

La Coppa di Francia

Stasera il Concarneau, squadra della quarta serie del campionato francese,  affronta il Guingamp, titolata formazione della Ligue 1. Un derby bretone fra due città distanti cento minuti di auto e quattro categorie calcistiche. Chi vince va in semifinale di Coppa di Francia. Ossia fra le prime 4 squadre francesi. Un risultato pazzesco per una squadra dilettantistica, un’impresa che ricorda quella del piccolo Calais che nel 2000 arrivò a giocarsi la finale allo Stade de France davanti a 80 mila spettatori. È la formula della Coppa di Francia a permetterlo: un tabellone che apre le porte a tutte le squadre richiedenti. Dilettanti allo sbaraglio nei primi turni, squadre forti che entrano in gara nei turni successivi.

Uno scenario perfetto per storie da film. Come quella del Calais del 2000, sconfitto da un rigore all’ultimo minuto in finale. O come quella del Quevilly, battuto per 1-0 dal Lione, tre stagioni fa nell’ultimo atto a Parigi. Squadre della periferia del calcio francese, protagoniste di cavalcate epiche e romanzesche. Sempre sconfitte contro gli ultimi mulini a vento, indimenticabili nella mente di chi ama il connubio fra calcio e romanticismo.

Nicolas Cloarec, allenatore del Concarneau da 10 anni

Nicolas Cloarec, allenatore del Concarneau da 10 anni

Ora tocca al Concarneau sfidare i detentori del Guingamp. Una sfida sentitissima, la seconda in due anni nella Coppa di Francia. L’anno scorso il Guingamp s’impose ai supplementari per 3-2, spegnendo il sogno dei 6 mila tifosi accorsi allo stadio Guy Piriou (costruttore navale deceduto cinque anni fa e benefattore del club bretone). “Abbiamo tutto per farcela”, ammonisce Nicolas Cloarec, 37 anni, gli ultimi dieci passati ad allenare gli spavaldi dilettanti di Concarneau.

Herman Korè, 31 anni, centravanti ivoriano del Concarneau

Herman Korè, 31 anni, centravanti ivoriano del Concarneau

Parole che accendono i sogni della cittadina cara a Simenon, che ambientò lì due romanzi degli anni ’30, Il cane giallo e Le signorine di Concarneau. Il primo con Maigret, il secondo senza. La penna di uno scrittore allora, i tacchetti dei calciatori oggi. Protagonisti diversi per romanzi differenti. E chissà che il finale possa scriverlo il più improbabile degli eroi. Si chiama Herman Koré, ha 31 anni e viene dalla Costa d’Avorio. È arrivato in Francia una dozzina d’anni fa, imbarcandosi clandestinamente a ruota della squadra nazionale di rugby juniores. Senza documenti, ha passato notti a nascondersi per le strade di Saint-Denis, a pochi passi da quello stadio in cui fra un paio di mesi si gioca una finale che Konè vede lontana solo 180 minuti.

“Le persone non sapevano chi ero, inventavo un sacco di storie sulla mia identità”, racconta Herman, centravanti per diletto e possessore di un permesso di soggiorno dal 2009. Una storia incredibile. Qualche allenamento di rugby, a Tours, insieme al cugino Silvére Tian. Poi il tentativo di fuga in Irlanda per raggiungere la sorella. I frontalieri lo bloccano. Viene dato in affidamento a una famiglia si Saint-Lo. Si mette a lavorare e gioca nella squadra dilettantistica locale. A calcio, finalmente. Ottiene i documenti e segna. Tanto. Poca tecnica, chilometri di cuore. Nel 2011 viene acquistato dal Concarneau. Oggi sogna di giocare 15 minuti e di risolvere la sfida titanica con un colpo di testa.

“Herman ha vissuto tanto tempo nell’ombra. E ora ha la possibilità di trovare la luce”, dice di lui mister Cloarec. Favole da Coppa di Francia. Storie di calcio. Ma non dite che è solo un gioco.

La storia di Chris Wright, dalla sclerosi multipla all’Nba

Chris Wright con la maglia di Pesaro

Chris Wright con la maglia di Pesaro

Chris Wright è un cestista americano di 25 anni che cerca gloria nei campionati europei. Uno come tanti, si direbbe. Da poco più di un mese è sbarcato a Pesaro, dove sta cercando di salvare la squadra locale dalla retrocessione. Salvarsi. Si dice così, nello sport, quando ci si trova a un passo dal baratro. Dimenticandosi che, cadendoci, al massimo si gioca un campionato più scarso, in campi più brutti e con meno pubblico. Un dramma molto relativo.

Chris Wright da Bowie, cittadina del Maryland, non teme di retrocedere. Sa bene cos’è un dramma, vivendolo ogni giorno. Da tre anni combatte ogni giorno lo stesso avversario. Un nemico senza maglia, né passaporto, ma con un nome che terrorizza: sclerosi multipla. Gliel’hanno diagnosticata nel 2012. Era in Turchia. Si stava allenando coi compagni quando è crollato a terra. Per i medici era appena finita la sua carriera. Non avevano fatto i conti con lui. “Ho combattuto, non mi sono arreso. Sapevo che ci sarebbe stato un percorso da fare, ma che alla fine sarebbe stata una bella storia”. [Read more…]

Sanremo dal divano: top e flop della terza puntata

Carlo Conti con Emma

Carlo Conti con Emma

Terza serata del festival più guardato degli ultimi anni. Ancora un grande successo di pubblico: 49,5% di share. Un italiano su due, fra quelli col televisore acceso, era sintonizzato su Rai 1. Sarebbe interessante una statistica parallela legata al numero di spettatori addormentati sul divano, col telecomando congelato. Cose che l’Auditel non può dire, ma che è lecito chiedersi di fronte a una puntata lunghissima, piena di richiami al passato più o meno glorioso della canzone italiana.

È la puntata delle cover, con i cantanti che dimenticano la gara per una sera e interpretano pezzi storici. A volte valorizzandoli, altre volte uccidendoli. Con alcune sorprese e qualche deludente conferma.

I MIGLIORI

Vince Nek con una potente interpretazione di Se Telefonando. È stato lui il più televotato dal pubblico, ma i brividi maggiori li regala Marco Masini, che 27 anni dopo riporta sul palco dell’Ariston un pezzo di Francesco Nuti. La sua Sarà per te assume oggi un sapore diverso. Masini la canta a occhi chiusi. Con la gola e col cuore. Da canzone d’amore diventa l’omaggio a un amico in difficoltà. È il momento più autentico della serata. Fanno un’ottima figura anche i Dear Jack che rispolverano Sergio Endrigo e Il Volo che si confermano gruppo “acchiappalike” con Ancora di De Crescenzo. Manierismo e talento, comunque efficace.

Masini canta Sarà per te

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Molto bravo anche Gianluca Grignani che somatizza il Tenco di Vedrai vedrai. Imperiosa Nina Zilli che avvolta in un mantello gridato Vivienne Westwood riporta in auge Massimo Ranieri. La sua versione di Se bruciasse la città affascina e strappa applausi, così come il ritorno al rock di Irene Grandi che dà nuova linfa a Se perdo te di Patty Pravo. Menzione d’onore anche per Lorenzo Fragola, che emerge dal cappuccio con Una città per cantare di Ron. “Molto credibile”, direbbero nel “suo” X Factor, dove le cover sono pane quotidiano. Bravi, almeno nell’imitazione di Cochi e Renato, I soliti idioti. La loro canzone in gara assomiglia già molto a un pezzo del duo comico. Quando si tratta di cabaret, riescono a dire la loro.

I PEGGIORI

Una delle somiglianze di Raf trovate in rete

Una delle somiglianze di Raf trovate in rete

Ci provano in tanti a cavalcare la nostalgia, ma alcuni vengono sbalzati rovinosamente dalla sella. Succede a Bianca Atzei, che deturpa Ciao amore ciao di Luigi Tenco. Nel 1967 fu l’ultima canzone intonata dal cantante piemontese all’Ariston. Bianca, invece, canterà di nuovo. O almeno ci proverà. Malissimo ancora Raf, sbeffeggiato sul web per le mille somiglianze del suo plastico volto. Ieri sembrava più Max Pezzali, ma poche ore prima una signora lo aveva scambiato per Rocco Siffredi. Di sicuro non assomiglia più, vocalmente, al vecchio Raf. E la sua Rose rosse meriterebbe fischi anche in un karaoke di provincia. Ma l’Ariston è magnanimo con i vecchi leoni, per quanto spelacchiati.

E non infierisce neanche con i giovani e timidi virgulti. I rapper morbidi Moreno e Nesli mescolano tradizione e innovazione in modo grossolano. Se fosse una maionese sarebbe impazzita, ma il pubblico mostra un’ecumenica indifferenza. Deludono le aspettative Platinette e Grazia di Michele. Il loro poster trash di Alghero fa rimpiangere tantissimo Giuni Russo. Bella l’intenzione, pessimo il risultato. Molto apprezzata in sala Annalisa, che imita Antonella Ruggiero in Ti sento. Urla tantissimo e questo piace molto a chi la sente, forse dimenticando di ascoltarla.

 

EMMA-ARISA-ROCIO

Le tre vallette del festival continuano nella loro anabasi verso sabato sera. Stentano nella lingua, nonostante due su tre siano italiane. Leggono visibilmente un gobbo laterale e per farlo stringono gli occhi, mostrando una totale incapacità di tenuta del palco. I vestiti di Emma vengono messi alla berlina per tutta la serata. Imbarazzate e imbarazzanti, si trascineranno per altre due sere. Forse l’anno prossimo qualcuno prenderà provvedimenti e tornerà a dare un valore alle donne sul palco.

GLI OSPITI

Carlo Conti realizza il sogno di inizio carriera e porta sul palco dell’Ariston gli idoli della sua gioventù. Direttamente dagli anni ’80, ecco gli Spandau Ballet, imbolsiti ma sempre affascinanti. Tony Hadley, icona pop di 30 anni fa, sembra la matrioska di se stesso, ma quando canta Go riempie il cuore di ricordi fantastici. La voce è sempre quella. Stupenda.

Gli Spandau Ballet, a Sanremo 30 anni dopo l’ultima volta

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Gli Spandau salgono sul palco dopo lo show di Massimo Ferrero, patron della Sampdoria. Sanremo è un microcosmo diverso dalla quotidianità. Il viperetta ci entra nell’unico modo che conosce. Fuori controllo. Troppo. Non c’entra niente lì e la sua maschera carnevalesca viene liquidata rapidamente da Conti, imbarazzato ma impeccabile.

C’è anche un collegamento con l’astronauta Samantha Cristoforetti. Si trova nello spazio e sinceramente, per quello che ha da dire, ne ha anche troppo. Ma ormai è un ospite inevitabile di qualsiasi trasmissione generalista. Quando tornerà sulla terra, il suo spazio si assottiglierà naturalmente.

 

LUCA E PAOLO

Dopo le brutte pagine di intrattenimento dei giorni precedenti, la Rai si affida alle ex Iene per ritrovare il sorriso. E Luca e Paolo riescono almeno in parte nell’intento, parlando di morti e di omosessuali. Prima celebrano con una parodia la tendenza necrologica del festival, omaggiando i grandi defunti dell’ultimo anno. Poi trattano il tema scottante dei matrimoni gay, soffermandosi sulle scocciature quotidiane di un sodalizio. Rispetto a chi li ha preceduti, sono dei fuoriclasse. Come Rocco Tanica, che dalla sala stampa del festival regala i pochi sketch riusciti di queste puntate.

Stasera torna la gara. Si elegge il vincitore dei giovani – ieri promossi Amara e Giovanni Caccamo- e si eliminano quattro big. Sul palco anche Giovanni Allevi e il commissario tecnico della nazionale Antonio Conte. Un uomo abituato a urlare. Visto il livello generale, forse anche con un’intonazione migliore.

Sanremo dal divano: top e flop della seconda serata

Unknown-5E anche la seconda serata è andata. Registrando nuovamente ascolti importanti: più di dieci milioni di spettatori stabili, oltre il 41% di share. La conduzione più popolare che populista di Carlo Conti piace al grande pubblico. Gli aficionados di Rai 1, quelli che seguono Tale e quale show e L’eredità, non tradiscono il loro punto di riferimento. Il presentatore abbronzato è una sorta di tamagotchi mediatico degli ultimi anni. Il pubblico lo ha fatto crescere nelle ultime stagioni, facendolo passare dall’ora dell’aperitivo alla prima serata, fino al palco dell’Ariston. Un palcoscenico sul quale si muove con mestiere e professionalità, senza protagonismi né snobismo. Più arbitro che giocatore, più Mattarella che Renzi. La sua capacità di scomparire è più apprezzata dell’ecumenismo intellettualoide di Fabio Fazio: oltre due milioni di ascoltatori in più rispetto all’anno precedente. Se in politica c’è una nuova DC, a Sanremo c’è un nuovo Pippo Baudo.

I Kutso

I Kutso

Il conduttore è aiutato da una scenografia finalmente al passo coi tempi, magari non avveniristica ma quantomeno funzionale. Luci giuste, scale a scomparsa, stile minimal e bando alle ridondanze. Il colpo d’occhio è piacevole. E soprattutto non stanca, cosa fondamentale visto che i tempi dello show restano ineluttabilmente lunghi: 250 minuti. Si comincia prima e si finisce entro l’una. La Rai ha sospeso i pacchi di Insinna per la settimana sanremese anticipando l’inizio della trasmissione alle 20:30. E a quell’ora già si canta, senza troppi preliminari. Aprono i giovani, una volta ghettizzati nelle ore piccole e oggi messi in apertura. Un po’ sbrigativamente, come una pratica da liquidare alla svelta. Cantano in 4, passano in 2. Il meccanismo è quello dell’eliminazione diretta, il modo con cui Conti proclama i vincitori lascia intendere che gli autori di questo festival hanno dato un’occhiata al manuale del “come funziona nei talent”. Passano i Kutso e Nigiotti. Escono Caligola e Chanty. Le loro canzoni sono già state diffuse da mesi, perché per le nuove proposte non vale più il requisito dell’inedito. Si possono ascoltare prima e probabilmente, soprattutto i Kutso, si ascolteranno anche dopo. [Read more…]

Sanremo dal divano: top e flop della prima puntata

Unknown-4Sù il sipario. È iniziata un’altra edizione del “Festival della canzone italiana disponibile a farsi fustigare pubblicamente”. Un meraviglioso pretesto italico per parlare, almeno per qualche giorno, tutti della stessa cosa, commentando e contestando la manifestazione che tutti promettono di non guardare ma che, alla fine, fa il 49% di share.

Le 5 giornate di Sanremo sono cominciate alternando momenti di buona musica e infimo intrattenimento, abiti eleganti indossati da vallette a basso costo e canzoni stonate da artisti fuori mercato. Tutto normale, è Sanremo, ultimo baluardo del magazine generalista. Arrivarci è un punto d’arrivo, non andarci un punto d’orgoglio. Non guardarlo, invece, è uno snobismo per pochi. Commentarlo, distinguendo momenti migliori e peggiori, è una gioia rassicurante. Come il Natale a casa, come una famiglia riunita. [Read more…]

La sinistra polacca punta sulla bellezza: votate Magdalena

Magdalena Ogorek, candidata socialdemocratica alla presidenza della Polonia

Magdalena Ogorek, candidata socialdemocratica alla presidenza della Polonia

La sinistra europea guarda alla Polonia con un occhio diverso. E non lo fa solo pensando a possibili riforme politiche, ma anche alle forme della candidata socialdemocratica alle elezioni presidenziali del 10 maggio.

Magdalena Ogorek, 35 anni, alta, bionda e occhi azzurri. L’Alleanza della Sinistra democratica polacca punta su di lei per tornare a occupare la poltrona più prestigiosa di Varsavia. Una scelta affascinante e contestata quella dello schieramento nato nel 1990 dalle ceneri del Partito operaio unico. Quello per capirsi guidato in passato da Gomulka e Jaruzelski, rigidi burocrati storicamente poco sensibili al fascino femminili. [Read more…]