Moto Gp Qatar, il trionfo di Valentino Rossi

La gioia di Valentino Rossi al termine della gara

La gioia di Valentino Rossi al termine della gara

“Rossi c’è”. Lo grida per tre volte Guido Meda, all’esordio al microfono di Sky Sport. Sì, Valentino Rossi c’è ancora. Ancora lì, sul gradino più alto del podio del moto Gp. E dal Qatar fa partire il nuovo assalto al titolo. Vittoria numero 109 in carriera, nove mondiali vinti, 36 anni e la stessa fame del 1996, quando a Brno, in Repubblica Ceca, vinceva la sua prima gara.

Quel giorno, Andrea Dovizioso e Andrea Iannone avevano rispettivamente 10 e 7 anni. Ieri, in sella alla Ducati, lo hanno inseguito invano sulla pista di Losail. Si sono dovuti accontentare della seconda e terza piazza, completando un podio tricolore che mancava dal settembre 2006. A Motegi, in Giappone, Valentino dovette inchinarsi alla Ducati di Loris Capirossi. Alle loro spalle, Marco Melandri su Honda.

La Yamaha di Valentino torna così a primeggiare. E per una volta sul podio della moto Gp si vedono solo bandiere italiane e si ascolta l’inno di Mameli. Nessuna traccia di vessilli spagnoli, nessuna nota della Marcha Real. Le Honda di Marquez e Pedrosa non reggono il passo. Chiudono in quinta e sesta posizione, davanti al connazionale Jorge Lorenzo, compagno di scuderia di Valentino. Un podio di legno che nessuno si aspettava. E molte nubi all’orizzonte, soprattutto per Pedrosa che a fine gara annuncia l’intenzione di volersi fermare a tempo indeterminato per curare gli avambracci.

Ultimo giro del Gp di Losail: la battaglia fra Rossi e Dovizioso

Il podio tutto italiano del gran premio del Qatar. Non succedeva da Motegi 2006.

Il podio tutto italiano del gran premio del Qatar. Non succedeva da Motegi 2006.

In ogni caso, i 22 giri del Qatar, i primi della stagione, lasciano la sensazione che sarà un mondiale molto diverso dagli ultimi. Ed è un miracolo. Perché una Ducati così competitiva fin dall’inizio sembrava un’utopia fino a pochi giorni fa e perché il Rossi delle ultime stagioni faceva pensare a un passaggio di consegne ineluttabile e fisiologico. Vedere la sua Yamaha battagliare con quella ferocia lascia sperare in altre 17 gare così. Marc Marquez resta sempre il grande favorito. Ha trionfato negli ultimi due anni e ha tutto per confermarsi. Ma ieri Valentino gli ha ricordato che dovrà vedersela sempre con lui.

Quel giorno, a Brno, Marquez aveva tre anni. Caro Valentino, il tempo non fa il suo dovere, viene da dire parafrasando una vecchia canzone di Max Gazzè. A volte migliora le cose. Sembra impossibile dopo una carriera come quella del numero 46 di Tavullia, ma potrebbe essere veramente così. “La lotta con Dovi la metto tra le più belle battaglie della mia carriera”, racconta Vale alla fine. Poi ricorda le altre: Capirossi al Mugello, Lorenzo a Montmelò, Biaggi, Stoner. Vent’anni di pieghe, sterzate, sorpassi.

Ne ha ancora il numero 46. Mentre gli altri spariscono o arretrano, Rossi c’è. Ancora e chissà per quanto. La moto Gp 2015 è appena iniziata.

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