Francia-Romania: dalla poesia di Cioran a Les Ulis

euro-2016-sorteggiFinalmente si comincia. Per un mese tanti rapporti andranno in crisi. Molte donne troveranno amanti disinteressati al pallone. I divani diventeranno discariche e sui pavimenti di tutt’Europa il più esagitato o maldestro della compagnia rovescerà bevande. Diventeranno colla, perché “vabbè dai-lascia stare-tanto tra poco c’è l’intervallo”. 15 minuti in cui difficilmente qualcuno pulirà, a meno che il prematuro ingresso di una donna di casa non obblighi gli spettatori a una repentina verticalità. Voleranno stracci, ma il tempo asciuga le cose.

Cinquantuno partite, dal 10 giugno al 10 luglio. Da Francia-Romania alla finale. Si parte e si finisce a Parigi.  Ventiquattro squadre, semi-sconosciuti che in una manciata di minuti possono cambiare vita e carriera. Forse l’Europa non sarà mai davvero unita. Di sicuro l’Europeo unirà nuovamente i suoi singoli frammenti. Tutti contro tutti. Nella migliore tradizione del Vecchio Continente.

Ogni occasione sarà buona per scoprire qualcosa o qualcuno. A partire dalla gara inaugurale. Ecco allora qualche pillola su Francia-Romania. Divertitevi. E usate bicchieri di carta; l’uomo che cammina su pezzi di vetro avrà anche due anime come dice De Gregori, ma la vostra donna non esiterà a distruggerle entrambe

IL COLLEGAMENTO 

La Romania, dopo il 1945, venne inglobata nel blocco comunista. Vita dura per gli intellettuali. In molti scelsero di fuggire all’estero. Due su tutti: Emil Cioran e Mircea Eliade. Entrambi trovarono riparo a Parigi, dove ritroveranno Eugene Ionesco, vecchio amico dei tempi universitari. Per tutta la vita parleranno in rumeno tra loro, pur scrivendo memorabili pagine in francese. Un poeta, uno storico e un drammaturgo. Cioran è stato uno degli autori più scettici e pessimisti del XX secolo. Umori condivisi dal suo popolo originario in vista della sfida ai padroni di casa.

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Da sinistra Cioran, Ionesco, Eliade

IL PERSONAGGIO

A guidare i rumeni ci sarà Angel Iordanescu, l’allenatore più vincente della storia della Romania, condottiero della squadra che a Usa ’94 arrivò a un rigore dalle semifinali dopo aver battuto l’Argentina agli ottavi. La Svezia di Brolin infranse quel sogno. Nel 2007  i socialdemocratici rumeni decidono di candidare Iordanescu in senato. Viene eletto, ma a metà legislatura  contribuisce alla scissione del partito insieme a un gruppetto di senatori. Nasce “l’unione nazionale per il progresso della Romania”. Lui però si stanca presto dei banchi parlamentari. E nel 2014 torna sulla panchina della nazionale. Oggi affida i suoi sogni di gloria a Stanciu e Stancu.

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Iordanescu nel 2008 poco dopo essere stato eletto nel partito socialdemocratico

DA TENERE D’OCCHIO

Ci sono 120 milioni di motivi per dire Paul Pogba. Tanti quanti i soldi che il Real sembra essere pronto a versare alla Juventus per portarlo a Madrid. E allora diciamone un altro: Nicolae Stanciu, classe 1993, stellina dello Steaua Bucarest. Il (poco) talento della Romania passa dalle sue giocate. Su di lui c’è stato un vago interesse del Milan nei mesi scorsi. Aveva ancora il ciuccio in bocca quando ai mondiali americani Gheorge Hagi trascinava la Romania. Classe, fantasia e sfrontatezza ne fanno il primo erede credibile. Un numero 10 vero.

ORIGINI GIOCATORI

Sarà un Europeo multietnico e ovviamente la Francia è una delle squadre più dotate in questo senso. Nel ’98 vinse il mondiale con tanti figli delle colonie, oggi punta tutto su un centrocampo che parte dal Mali e dalla Guinea, origine delle famiglie Kanté e Pogba. La Romania invece è l’unica squadra di tutto l’Europeo ad avere una formazione strettamente autoctona, senza naturalizzati né seconde generazioni. Un terzo dei giocatori della nazionale francese provengono dall’Ile de France. Quasi metà dell’undici titolare di stasera è infatti cresciuto nell’area della capitale. Tutto il centrocampo, con Matuidi, Pogba e Kanté e due esterni di sinistra, uno difensivo (Evra) e l’altro offensivo (Martial). Curiosamente Martial ed Evra provengono dalla stessa banlieu, Les Ulis, poco più di ventimila abitanti a sud-ovest di Parigi. La stessa che ha visto nascere e crescere un certo Thierry Henry, campione del mondo nel ’98 a due passi da casa.

 

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I palazzoni di Les Ulis, terra di campioni e disagio

IL DATO

Poco talento ma tanta solidità. Nelle dieci partite di qualificazione alla fase finale, la Romania di Iordanescu ha subito solo due reti. Il fiorentino Tatarusanu in porta e il napoletano Chiriches al centro dells difesa danno ottime garanzie, tutte però da testare contro i vari Griezmann, Martial e Giroud, fischiatissimo dal pubblico francese nelle precedenti amichevoli.

FUORI DAL CAMPO

Il fantasma del terrorismo volteggia sull’Europeo. È inevitabile dopo i fatti del 13 novembre. Stesso teatro, misure di sicurezza impressionanti. A dirigerle sarà un uomo di 46 anni, Ziad Khoury, già ribattezzato Monsieu securitè. È l’unico che merita il tifo di tutti in quest’Europeo. Potrà contare su una rosa illimitata e avrà il dovere di non ostentarla troppo per far sì che sembri sempre una grande festa. La difesa di Deschamps, viste le assenze di Varane e Koscielny, non sarà perfetta. Quella di Khoury non potrà correre questo rischio.

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Ziad Khoury

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