Il kamikaze curdo che cambiò idea a 200 metri dall’obiettivo

Unknown-33Ha lanciato il suo camion a tutta velocità contro l’obiettivo. Un giubbotto imbottito di esplosivo era il vestito che aveva scelto per portare la morte. Sua e delle forze dell’ordine irachene di Kalar, cittadina a due passi da Kirkuk. Ma la strada dissestata ha cambiato il suo destino. Una gomma bucata, l’inconveniente dell’ultim’ora a evitare l’ennesimo martirio. E così un ragazzo curdo di 19 anni ha pensato che stava sbagliando tutto. Si è consegnato alla polizia irachena, confessando tutto.

Succede anche questo nel Kurdistan iracheno. La vicenda è stata ricostruita dalla stampa curda. Il ragazzo della storia lo chiameremo Haji, come il titolo onorifico di chi ha fatto il viaggio alla Mecca. Non è il suo vero nome, ma così lo chiamavano i membri dell’Isis che lo avevano convinto a diventare un kamikaze. Haji era entrato in contatto coi seguaci di Abu Bakr Al Baghdadi a giugno. Un reclutamento avvenuto sui social network, nei giorni in cui il Califfato prendeva il controllo della diga di Mosul.

Lo hanno convinto ad abbracciare la Jihad. Non sapeva molto del Corano, ma secondo lui “l’immoralità e l’adulterio dilagano in tutto il mondo, compreso il Kurdistan”. Viene inviato a Saadiya, vicino al confine con l’Iran. Aspetta il suo momento in un palazzone appartenuto a Saddam Hussein. Vive insieme a tredici persone l’attesa del suo martirio. Preparandosi per l’atto finale insieme a istruttori che gli mostrano quotidianamente cosa fare e come farlo.

Lo considerano pronto per l’ultimo viaggio. Haji si mette alla guida del tir. Supera diversi posti di blocco. Dice di portare cibo e gli agenti lo lasciano passare. Il palazzo che deve distruggere è il quartier generale delle forze dell’ordine irachene. Lo vede. È a 200 metri. Buca una ruota. Lo prende come un segno del destino. Svolta a sinistra, senza una chiara direzione. Una pattuglia lo ferma. Sventola bandiera bianca: la sua Guerra Santa è finita.

“Vorrei tornare a casa adesso, se e quando mi rilasceranno”, avrebbe affermato. Le carceri irachene non sono il paradiso promesso dai jihadisti, ma forse Haji un giorno uscirà da lì. E forse sorriderà ripensando al giorno in cui si è trovato a 200 metri dalla morte.

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