Mayweather vs Pacquiao, pugni da 400 milioni di dollari

Pacquiao e Mayweather si sfideranno a Las Vegas per la corona dei pesi welter

Pacquiao e Mayweather si sfideranno a Las Vegas per la corona dei pesi welter

La sfida del secolo. L’ennesima, diranno gli scettici. Ma quella fra Mayweather e Pacquiao, il prossimo 2 maggio a Las Vegas, probabilmente lo è per davvero. Ci sono 400 milioni di motivi per pensarlo. Tanti quanti ne vale, in dollari, lo scontro che assegna il titolo di campione del mondo dei pesi welter. Per chi non fosse pratico di boxe, si tratta della categoria che racchiude i pugili che pesano fra i 63,5 e i 67 chili. Niente a che vedere con i pesi massimi alla Mike Tyson, per intendersi.

I pesi welter sono piccoli di statura e asciutti fisicamente. Rapidi, intensi, entusiasmanti. Gente come Jake la Motta, il pugile celebrato da Robert De Niro in “Toro scatenato”, o come Sugar Ray Robinson, campione degli anni ’50, ballerino di professione e boxeur a tempo perso. Libellule scolpite nel marmo, piedi veloci, pugni che inceneriscono. Floyd Mayweather Jr. e Manny Pacquaio sono da un decennio il meglio della boxe mondiale. Hanno collezionato titoli e cinture diverse in varie categorie di peso: cinque per Mayweather, otto per Pacquiao.

L'incontro fra Pacquiao e Mayweather era atteso da 6 anni. Il 2 maggio sapremo chi è il re dei welter

L’incontro fra Pacquiao e Mayweather era atteso da 6 anni. Il 2 maggio sapremo chi è il re dei welter

Il primo, 37 anni, americano del Michigan, ha disputato 47 incontri senza conoscere sconfitte. Per 26 volte ha mandato al tappeto l’avversario prima del limite. Nelle restanti gare ha vinto ai punti. “Pacquiao? Ah sì, il quarantottesimo, certo…”, ha detto con spavalderia nei giorni scorsi. Il secondo, filippino, di un anno più giovane di Mayweather, ha più incontri all’attivo ma un record peggiore: cinque sconfitte e due pareggi su 64 gare. Incidenti di percorso che non hanno scalfito la fiducia dell’atleta più ricco del mondo per diversi anni. La stessa persona che a 11 anni vendeva sigarette per strada nelle Filippine, per aiutare la famiglia a sopravvivere.

Floyd Mayweather in azione. Per lui 47 incontri in carriera, nessuna sconfitta

Una veduta aerea della casa di Mayweather a Las Vegas

Una veduta aerea della casa di Mayweather a Las Vegas

Oggi la corona di “paperone” dello sport mondiale ce l’ha proprio l’uomo che si troverà davanti sul ring del MgM hotel a Las Vegas. Floyd Mayweather, soprannominato prima Pretty boy per la capacità di preservare il volto, schivando i colpi e poi “Money”, per la spiccata dote nel fare soldi a valanga. Senza fare niente per nascondere i propri agi. Vive a Las Vegas, in una casa di poco superiore ai 2 mila metri quadrati. Ha un parco auto composto da Rolls Royce, Bugatti e Ferrari di ogni colore. Nel garage di casa se ne contano almeno una dozzina.

Tutto normale per l’atleta più pagato al mondo nel 2014 secondo la rivista Forbes: 105 milioni di dollari incassati in un anno. Meno di quanto guadagnerà per la sfida con Pacquiao. Il 2 prossimo maggio, qualsiasi sia l’esito dell’incontro, porterà a casa 120 milioni di dollari. Il suo rivale dovrà accontentarsi di 80 milioni. Con la promessa di concedere la rivincita immediata nel caso riesca nell’impresa in cui nessun pugile è finora riuscito: batterlo.

Alla sfida del secolo potranno assistere dal vivo solo in 15 mila. La capienza dell’impianto del Nevada è limitata, ma l’incasso sarà comunque da capogiro. I biglietti più economici si aggirano intorno ai 1500 dollari, quelli più costosi superano ampiamente i diecimila. E forse saliranno ulteriormente a ridosso del match. Bob Arum, il promoter organizzatore dell’incontro, stima un incasso al botteghino intorno ai 74 milioni di dollari. A questi vanno aggiunti i soldi che pioveranno dai diritti televisivi, sia per la vendita dell’appuntamento ai network dei singoli paesi, sia per i ricavi dalla tv via cavo. Tanti dollari per un pugno. Un intero popolo, quello filippino, che freme da mesi per il suo campione.

Manny Pacquiao sul ring. Dopo gli alti e bassi delle ultime stagioni, ora ha la grande occasione per il riscatto

I due pugili faccia a faccia qualche giorno fa a Miami, a margine di una partita Nba.

I due pugili faccia a faccia qualche giorno fa a Miami, a margine di una partita Nba.

Manny Pacquiao, detto con relativa fantasia “Pacman”, è una sorta di semidio per una nazione solitamente avara di successi. In patria ha fatto anche politica, militando nel partito repubblicano. È stato una star della musica e del cinema locale. Fa parte della cultura popolare, come Maradona in Argentina nell’86, come Senna in Brasile negli anni ’90. È un esempio positivo per la comunità filippina. Mai una parola fuori posto, sempre pacato, mai un problema giudiziario, fatta eccezione per una presunta evasione fiscale nel 2009, messa rapidamente a tacere. Niente a che vedere con la sfacciataggine e la strafottenza di Mayweather, costantemente sopra le righe, volutamente odioso, con una condanna per violenze domestiche all’inizio dello scorso decennio. Provocatorio, intimidatore e vincente. E soprattutto maniaco dei dettagli. Un po’ come il primo Mohammed Alì.

Per prepararsi alla sfida col filippino, ha ingaggiato una nota cuoca di Las Vegas, Quiana Jeffries, meglio nota come Chef QQuattro pasti al giorno al prezzo di mille dollari l’uno, per un conto complessivo vicino ai 200 mila dollari. Un problema relativo per l’uomo chiamato “Money”. Perdere con Pacquiao è l’unica cosa che lo preoccupa. Quello sì, Chef Q o no, che sarebbe un boccone amaro per il pugile mai sconfitto.

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